Web3: pronti per una nuova rivoluzione tecnologica?

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Web3: l’evoluzione della specie
Non c’è web senza Web3: cosa cambia, i benefici e le nuove opportunità.

Il futuro di Internet è già arrivato.

Non si può parlare di Web3 senza parlare di Blockchain. Definito anche come la ‘terza incarnazione della rete’, il Web3 punta a trasformare il web come lo conosciamo oggi in un ecosistema decentralizzato e svincolato dal controllo delle Big Tech.

Più che di semplice innovazione, si tratta di un vero e proprio cambio epocale, reso possibile dallo sviluppo e dalla diffusione delle tecnologie basate su Blockchain, come la criptovaluta, i token, gli NFT, le DApp o i crypto wallet .

Per le aziende e per chi opera in rete, il Web3 apre una miriade di nuove opportunità di business, di creazione di valore e di interazione con gli utenti; per gli utenti, rappresenta un nuovo modello, più sicuro e democratico, di impiegare il web in ambito finanziario, lavorativo, ricreativo e nella gestione di tantissimi aspetti della vita quotidiana.

Come funziona un crypto wallet

Web3: l’evoluzione della specie.

Dalla sua nascita nel 1991 a oggi, il web è cambiato molto, passando da essere uno strumento ristretto a una cerchia di pochi esperti a diventare un tool universale e indispensabile, qualcosa che ormai tutti diamo per scontato.

In questi trent’anni, Internet si è trasformato profondamente, stravolgendo l’economia e il modo stesso in cui svolgiamo tantissime attività, rendendo possibile quello che prima facevamo fatica anche solo a immaginare.

Schematizzando, è possibile distinguere tre periodi principali nell’evoluzione della rete: Web1, Web2 e Web3.

Web1: la rete di sola lettura.

Con Web1 o Web 1.0 si definisce il periodo tra la nascita di Internet e la metà degli anni 2000. In questa fase, la distinzione tra sviluppatori e fruitori è netta e il web è popolato da siti e portali statici, basati su testi e immagini che non consentono alcun tipo di interazione. Per questo, si parla anche di ‘read-only web’ o ‘web di sola lettura’.

Web2: dai blog ai social media.

Con la nascita di Wikipedia (2001) e dei primi blog, inizia la transizione verso la seconda fase evolutiva del web, il Web2 o Web 2.0. L’innovazione è costituita dalla possibilità per l’utente di interagire, pubblicando e scambiando informazioni.

Arrivano poi Facebook, Twitter e YouTube fino alle più recenti piattaforme social e ai vari marketplace e si assottiglia sempre di più il confine tra creatori e utilizzatori di contenuti. Sullo sfondo, cresce il potere delle Big Tech, che gestiscono in modo centralizzato l’intera rete.

Web3: Internet nell’era della Blockchain.

Oggi stiamo assistendo al passaggio da una rete con struttura client/server a una fondata su tecnologia Blockchain, ovvero su registri distribuiti su rete peer to peer. Il Web3 è la nuova frontiera di Internet, un ecosistema in cui i dati vengono archiviati in modo decentralizzato: non più conservati da imprese private, ma salvati in più copie sui nodi della rete e regolati da un protocollo condiviso chiamato smart contract.

Nel Web3, i dati degli utenti non appartengono più a grandi società come Google o Amazon, ma possono essere gestiti senza la necessità di un’autorità centrale di controllo, in quanto è la struttura stessa della Blockchain a garantire totale sicurezza, trasparenza e tracciabilità delle operazioni.

In sintesi, per chi utilizza una DApp – ovvero un’applicazione decentralizzata basata su Blockchain – può non cambiare nulla o quasi lato front-end: quello che cambia in modo radicale, però, è l’architettura impiegata, che con il Web3 segna decisamente l’ingresso in una nuova era.

Non c’è web senza Web3: cosa cambia, i benefici e le nuove opportunità.

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Rispetto all’idea di web a cui siamo tutti abituati, fatta di newsfeed, like, streaming e acquisti online, il Web3 apre le porte a un paradigma completamente nuovo e a un numero pressoché illimitato di nuove applicazioni.

Una rivoluzione destinata a coinvolgere e inglobare sempre più settori, dalla finanza alle assicurazioni, dall’arte figurativa alla musica, dall’industria all’agricoltura, fino al mercato immobiliare e ai collectible.

La rete di tutti, per tutti.

Grazie all’architettura Blockchain e al sistema dei registri distribuiti, il Web3 non è più vincolato al controllo di grandi corporation private che dettano le regole e possono decidere come e quando cambiarle, penalizzando alcuni e privilegiando altri in modo arbitrario.

Attraverso la Blockchain e le Decentralized Application, tutti possono avere uguale accesso alla rete e sfruttarne a pieno tutte le potenzialità, senza limiti o barriere all’ingresso, in modo libero e democratico, cosa impossibile con gli strumenti del Web2.

Con il Web3 si passa da un sistema basato su un’autorità centrale a un modello trustless, dove ogni transazione è certificata dai nodi della rete, in modo democratico e trasparente, e dove ogni singolo utente può prendere parte direttamente alle decisioni comuni.

Massima sicurezza e tutela della privacy.

Ma poter contare su una struttura decentralizzata come quella della Blockchain, consente anche di incrementare sensibilmente la sicurezza della rete: in assenza di un’autorità centrale si riduce anche la vulnerabilità del sistema, in quanto manca un Single Point of Failure (SPF).

Anche in caso di attacchi informatici o problemi a un determinato server, i dati non andranno mai persi, ma rimarranno sempre disponibili presso gli altri nodi della rete.

In più, a differenza di Web1 e Web2, il Web3 garantisce massima tutela dei dati sensibili dell’utente: l’accesso alle DApp e ai relativi servizi è infatti anonimo e avviene mediante l’utilizzo dei crypto wallet, senza necessità di inserire il proprio ID o di passare attraverso gli account di Google o Facebook.

Diritto digitale, proprietà reale.

Nel Web3 non solo l’utente non è vincolato ai grandi colossi di Internet, ma i suoi dati e le sue informazioni non appartengono più a terzi in grado di sfruttarle per fini commerciali.

Inoltre, la Blockchain offre numerose possibilità per creare valore e gestire la proprietà di asset finanziari senza dipendere da banche o altre istituzioni. Un esempio sono gli NFT, o non fungible token, token non fungibili che certificano univocamente il possesso di beni digitali e non, documenti, requisiti e diritti di accesso a determinati servizi.